La storia infinita delle fasce di Van Allen:

I teorici del complotto lunare, sostengono che l'attraversamento delle fasce di Van Allen, sarebbe altamente letale per l'uomo, proprio a causa "dell'intensa" radiazione imprigionata in questa zona dal campo magnetico terrestre. Questa affermazione sarebbe veritiera, solo se si supponessero le fasce di Van Allen di forma sferica e quindi in grado di avvolgere completamente il nostro pianeta. Nella realtà invece, la questione è completamente diversa.

Explorer 1Sul finire degli anni 50' durante importanti studi effettuati dal fisico statunitense prof. John Van Allen (da cui deriva il nome delle suddette fasce), si scoprì, quasi per caso, utilizzando due satelliti costruiti per lo studio dei raggi cosmici (Explorer 1 e 3), la presenza di tali fasce di radiazione. Interpretando i dati forniti dagli strumenti di bordo (prevalentemente misuratori Geiger), se ne appurarono: intensità, particelle costituenti, ma soprattutto la loro forma. Si comprese subito (monitorando i dati trasmessi nel proseguire delle orbite del satellite) che queste non si estendevano in tutte le direzioni, anzi, in determinate aree la quantità di particelle presenti, scendeva di molto sotto i valori massimi misurati in altre zone. Si appurò così l'estensione precisa delle fasce constatando che esse hanno una forma approssimativamente toroidale. Inoltre in quei giorni, si scoprì che erano (e lo sono tuttora) divise in due parti principali, una interna più densa  e una esterna più blanda. Gli ingegneri della NASA quindi, cercarono di pianificare accuratamente la rotta di trasferimento "da e per" la Luna, scegliendo una traiettoria alternativa a quella ideale (con inclinazione equatoriale di circa 30°), che avrebbe portato gli astronauti ad attraversare le fasce di Van Allen in maniera più efficiente, percorrendole in un tempo molto breve, nella zona più sottile. Clicca per ingrandire!Alleato degli astronauti era anche la sorprendente velocità (39.700 km/h), che si rese necessaria per uscire dall'orbita terrestre (traiettoria di trasferimento di Hohmann) e raggiungere l'orbita lunare. Questo parametro contribuì a ridurre di moltissimo il tempo necessario ad attraversare tali fasce, riducendo drasticamente i tempi di esposizione che avrebbero potuto interessare l'equipaggio. Da notare che lo stesso Van Allen, riteneva questa precauzione pressoché inutile, perchè secondo lui, viste le velocità in gioco, anche un attraversamento diretto sarebbe stato del tutto innocuo. Va ricordato inoltre, a differenza di quelli che credono che le zone radioattive siano talmente alte dalla superficie terrestre che solo le missioni lunari abbiano mai potuto transitarvi, che anche lo Space Shuttle e la ISS attraversano periodicamente una parte delle fasce durante le loro orbite attorno alla Terra. Esiste infatti l'anomalia sud-atlantica (SAA, southern atlantic anomaly), una propaggine a bassa quota delle fasce di Van Allen che si estende fino all'altezza orbitale dei veicoli con equipaggio umano. Nessun astronauta però ha mai riportato lesioni di nessun genere a seguito delle esposizioni dovute al passaggio in tale zona, nemmeno a lungo termine. Gli astronauti che hanno volato in passato, orbitando attorno alla Terra con le missioni Mercury, Gemini e Soyuz ne sono un classico esempio.

SAA - Southern Atlantic Anomaly

Durante le missioni Apollo, queste zone radioattive, venivano attraversate in circa un quarto d'ora, anche se va ricordato che tale valore è puramente indicativo. Infatti, fare calcoli precisi sulla durata dell'attraversamento delle fasce è in tutto e per tutto utopistico, perchè essendo sfumate e a intensità variabile, non è possibile stabilire con precisione, dove comincino e dove finiscano. Bisogna considerare inoltre che le astronavi (lunari e non) sono interamente costruite in metallo ed i rivestimenti interni (comprese le tute spaziali degli astronauti utilizzate sia per il volo e sia per l'esplorazione lunare) sono realizzate con materiali plastici (tipo polietilene ad alta densità o HDPE). Quest'ultimo è in grado di assorbire completamente tali particelle senza emettere radiazioni X dovute all'impatto con il primo schermo. Tutto questo garantisce una "schermatura" pressoché totale verso le particelle corpuscolari intrappolate dal campo magnetico terrestre in tale zona, che a differenza di quanto si crede erano e sono costitute tuttora essenzialmente da protoni ed elettroni, che vista la loro carica elettrica, vengono catturate e convogliate nelle linee di campo magnetiche del nostro pianeta.

Nelle fasce di Van Allen però, a differenza di quello che credono e confondono in tanti, non sono assolutamente imprigionate radiazioni ionizzanti di tipo elettromagnetico, come i raggi X e/o i raggi gamma, che vista la loro diversa natura (sono fotoni e non particelle corpuscolari cariche), non risentono di nessuna attrazione magnetica. La dose assorbita dagli astronauti quindi, durante l'attraversamento, è stata definita dagli scienziati mondiali, proprio per tutte queste ragioni, di entità trascurabile. Per approfondire meglio l'argomento, invito i gentili lettori a consultare le fonti ufficiali linkate di seguito:

  1. Radiation and Health Physics, University of Michigan.
  2. Working on the Moon, Eric M. Jones, Ken Glover, and Ulli Lotzmann.
  3. AP8 & AE8 Models for the Trapped Radiation Environment, NSSDC, GSFC.
  4. The Radiation Environment, Janet Barth, GSFC, 1999.
  5. An Annotated Bibliography of the Apollo Program, redatto da Roger D. Launius e J.D. Hunley.
  6. Summary of Medical Experience in the Apollo 7 Through 11 Manned Spaceflights, Berry, C.A..
  7. Review of Particle Properties, compilato dal Particle Data Group presso il Lawrence Berkeley Laboratory.
  8. Radiation Plan for the Apollo Lunar Mission (1969).

Ma cosa sono le fasce di Van Allen? Le fasce di Van Allen, conosciute meglio con il termine di "magnetosfera terrestre", sono zone radioattive lobate, poste attorno alla Terra. Il campo magnetico terrestre, ovvero quel complesso magnetico, costituito dalle linee di campo generate dagli strati fluidi del mantello terrestre, interagisce con le particelle cariche del vento solare, intrappolandole e convogliandole lungo le linee di forza. Essendo costituite principalmente da elettroni e protoni, sono la causa delle aurore boreali ed australi che si osservano ai poli del nostro pianeta. A causa della loro elevata concentrazione in determinate zone dello spazio, sono in grado di creare uno scudo radioattivo intorno alla Terra e di deviare buona parte delle radiazioni nocive che provengono dal Sole e dallo spazio cosmico. Si pensava all'epoca che attraversarle sarebbe stata un'impresa letale. Si appurò più tardi che il pericolo diminuiva di molto se si aumentava la velocità di attraversamento.  Vuoi saperne di più sul reale pericolo di un attraversamento della fasce di Van Allen? Chiedilo all'esperto!.

La vita nello spazio:
Clicca per ingrandire!Lo spazio non è un ambiente completamente inospitale alla vita. Nelle nubi interstellari e nelle comete, i radio-astronomi hanno recentemente scoperto e catalogato la presenza di alcuni tipi diClicca per ingrandire! amminoacidi tra cui la glicina, che si possono definire i mattoni della vita, dato che la loro aggregazione in determinate strutture, generano le proteine. Inoltre è bene ricordare un fatto straordinario avvenuto durante la missione Apollo 12. Essa atterrò a poche centinaia di metri dalla sonda automatica USA, Surveyor3, che scesa sulla Luna due anni prima, con lo scopo di sondare e verificare l'ambiente lunare, aveva aperto la strada al programma Apollo. Gli astronauti P. Conrad e A. Bean, prelevarono da questo relitto la telecamera in dotazione e la riportarono a Terra. Lo scopo era quello di determinare lo stato di degradazione dei materiali costituenti, dopo due anni di esposizione ai rigori dello spazio cosmico. Con sorpresa si constatò che una colonia batterica, che aveva viaggiato a bordo della sonda, aveva sospeso la propria attività biologica per tutto il tempo di permanenza nello spazio, ma era comunque sopravvissuta indenne per due anni e riprese a vivere normalmente una volta tornata sulla Terra. Con questo non voglio assolutamente affermare che l'ambiente spaziale sia compatibile con la vita, ma che dicerie riguardo alle radiazioni e alle temperature estreme che sterilizzano ogni forma di vita, possano rilevarsi spesso dei pregiudizi infondati.

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Fonti informative:

ApolloArchive

ApolloFlightJurnal

ApolloSpacecrafts

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