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La storia delle ombre convergenti ...


Continuiamo la nostra analisi scientifica valutando attentamente il presunto "problema" delle ombre anomale o convergenti che, secondo i teorici del complotto, inficerebbero la veridicità di tutte le fotografie del programma Apollo. Secondo i negazionisti, infatti, le ombre sulla superficie lunare dovrebbero essere perfettamente parallele tra loro, essendo il Sole l'unica fonte di illuminazione posta "fotograficamente parlando" all'infinito. Nelle foto incriminate, invece, esse sembrano convergere o cadere con angolazioni differenti; questo proverebbe che la scena è stata illuminata da sorgenti luminose artificiali multiple, posizionate nelle immediate vicinanze, proprio come accadrebbe in una sala di posa o in un set cinematografico utilizzato per falsificare le missioni.

Questa tesi, tuttavia, ignora completamente due fattori fondamentali che chiunque abbia un minimo di esperienza fotografica o di osservazione naturalistica dovrebbe conoscere: la prospettiva e la topografia del terreno. Proprio come i binari di un treno sembrano convergere verso l'orizzonte pur essendo paralleli, la prospettiva trasforma le linee parallele in diagonali convergenti verso un punto di fuga. Se a questo aggiungiamo che il suolo lunare non è una tavola piatta ma un terreno irregolare, fatto di dossi, avvallamenti e crateri, è facile capire come l'ombra di un oggetto possa apparire distorta o "piegata" a seconda della pendenza della polvere su cui si posa.

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Se le fotografie del programma Apollo fossero state realizzate su un set con luci artificiali, come asserito dai teorici del complotto, le sorgenti luminose avrebbero dovuto trovarsi a una distanza pressoché infinita per non tradirsi. La fisica dell'illuminazione è implacabile: a ogni fonte di luce distinta deve corrispondere necessariamente un'ombra altrettanto distinta. Se ci fossero più fari, ogni astronauta e ogni roccia proietterebbe più ombre sul terreno. Per comprendere questo concetto, basta pensare alle partite di calcio giocate in notturna. Quante volte ci è capitato di notarlo guardandole in televisione? I campi da gioco vengono illuminati a giorno da imponenti torri faro collocate ai quattro angoli dell'impianto, progettate per inviare luce da direzioni diverse. Questo sistema garantisce visibilità ai giocatori e riprese televisive ottimali, ma genera un effetto visivo inconfondibile: ogni calciatore proietta sul prato tre o quattro ombre diverse, che si dipartono dai suoi piedi come i raggi di una stella. Se il programma Apollo fosse stato una mistificazione cinematografica basata sull'uso di più proiettori, come vorrebbero i teorici del complotto, dovremmo riscontrare esattamente lo stesso fenomeno. Invece, in ogni singola fotografia scattata sulla Luna, ogni oggetto proietta una e una sola ombra! Questo dimostra inequivocabilmente la presenza di un'unica, potentissima sorgente luminosa posta a una distanza immensa: il Sole. La teoria del set multi-luce crolla quindi sotto il peso di una banale evidenza ottica che chiunque può verificare in qualunque stadio del mondo.

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Le partite di calcio giocate in notturna, sono il classico esempio che più proiettori posti ad illuminare una scena, generano ciascuno la sua ombra attorno agli oggetti o i calciatori presenti in campo.

Eppure, osservando con occhio critico alcuni scatti fatti nel corso del programma Apollo, nell'osservatore potrebbe sorgere una domanda legittima: come si spiega il fatto che le ombre lunari sembrano talvolta convergere, divergere o assumere direzioni apparentemente diverse e incoerenti? Per rispondere efficacemente, dobbiamo ricordare che questo fenomeno non è un'esclusiva lunare. Anche sulla Terra, in moltissime fotografie, le ombre sembrano convergere (come mostrato nella foto A), divergere (foto B) o puntare in direzioni diverse (foto C). Questo accade a causa della prospettiva visiva. Sì, proprio quella nozione fondamentale che abbiamo studiato durante le ore di educazione artistica alle scuole medie! Secondo le leggi della prospettiva, linee che nella realtà sono perfettamente parallele tendono a convergere verso un unico "punto di fuga" quando vengono proiettate su un piano bidimensionale come quello di una fotografia. A questo effetto geometrico si aggiunge un fattore fisico determinante: la natura accidentata del suolo lunare. Le ombre non si proiettano su una superficie piatta e levigata come il pavimento di uno studio, ma su un terreno irregolare prettamente accidentato. Quando il Sole è basso sull'orizzonte, le ombre si allungano e tendono a seguire fedelmente le pendenze del terreno: se un'ombra cade su una leggera salita, sembrerà accorciarsi o deviare; se cade in una piccola conca, sembrerà allungarsi. È questa combinazione tra distorsione prospettica e topografia variabile a creare quelle "anomalie" che i teorici del complotto scambiano per errori di un set cinematografico, ma che in realtà sono la prova più lampante della genuinità dell'ambiente naturale lunare!

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 FOTO "A" - ESEMPIO DI OMBRE CONVERGENTI SULLA TERRA. SOLE ALLE SPALLE DEL FOTOGRAFO.

 FOTO "B" - ESEMPIO DI OMBRE DIVERGENTI SULLA TERRA. SOLE POSIZIONATO FRONTALMENTE AL FOTOGRAFO. FOTO "C" - OMBRE CON DIREZIONI DIVERSE, RITRATTE SU SUPERFICIE ACCIDENTATA E CON PENDENZE DIVERSE.

Dato che questo fenomeno della prospettiva visiva si manifesta inevitabilmente ogni qualvolta scattiamo una fotografia qui sulla Terra, è del tutto logico che si presenti puntuale anche sulla Luna. Quest'ultima, come abbiamo ribadito più volte, non è un regno magico con regole proprie, ma un corpo celeste che appartiene a questo medesimo Universo; risponde, pertanto, alle medesime leggi della fisica e dell'ottica alle quali è sottoposto il nostro pianeta! Ignorare la prospettiva in una foto lunare sarebbe come meravigliarsi che un sasso cada verso il basso anche sulla superficie selenica: la gravità e la geometria non si fermano ai confini della nostra atmosfera per fare un favore ai teorici del complotto!

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 OMBRE CONVERGENTI NEL CRATERE SURVEJOR DURANTE L'ESPLORAZIONE DA PARTE DEGLI ASTRONAUTI DI APOLLO 12, CHARLES CONRAD E ALAN BEAN. SOLE ALLE SPALLE DEL FOTOGRAFO.OMBRE DIVERGENTI DURANTE L'ESPLORAZIONE DELLA PALUS PUTREDINIS TRA GLI APPENNINI LUNARI DA PARTE DEGLI ASTRONAUTI DELL'APOLLO 15 JAMES IRWIN E DAVID SCOTT. SOLE FRONTALMENTE AL FOTOGRAFO.OMBRE CON DIREZIONI DIVERSE NEL CRATERE FRA MAURO DURANTE LA MISSIONE APOLLO 14. SUPERFICIE ACCIDENTATA E CON PENDENZE DIVERSE.

Ma non ditelo a nessuno! Sembra che il fenomeno delle ombre impazzite sulla Terra e sulla Luna, che tanto fanno discutere i negazionisti dello sbarco, si manifestino puntualmente anche su Marte! A rivelarlo al mondo è stato il rover della NASA Opportunity, che con i suoi spettacolari scatti panoramici dei deserti glaciali del Pianeta Rosso ha messo in risalto, suo malgrado, ancora una volta il fenomeno della prospettiva visiva. Peccato che non abbia perso tempo a scattare dei selfie in controluce solo per mostrarci le ombre divergenti di Marte! Ma si sa, quel robot si trova a milioni di chilometri da noi per scopi puramente scientifici ben più nobili e urgenti, e non certo per dimostrare a certi abitanti della Terra quello che dovrebbero sapere dai tempi della scuola media ... La fisica è una legge universale e non fa sconti a nessuno, nemmeno tra le dune di ossido di ferro del quarto pianeta del Sistema Solare ...

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Riassumendo pertanto, il comportamento apparentemente strano delle ombre non è un'anomalia irrisoluta o ancor peggio "sospetta" come vorrebbero farci credere i teorici del complotto. Anzi! E' solo il prodotto di quello che ci si aspetterebbe da una foto scattata nella piena consapevolezza dalla prospettiva visiva, una cosa che chiunque munito di macchina fotografica (anche quella dello smartphone) può verificare in qualunque momento. Provare per credere!
Analisi28 HConcludendo occorre dire che l'apparente non parallelismo delle ombre è dovuto alla distorsione che si verifica quando una scena tridimensionale (la realtà fotografata), viene osservata su una fotografia che la riproduce in maniera bidimensionale. Se si osservano i filmati (o i frames dei filmati) degli astronauti di Apollo 11, ripresi dall'alto da una telecamera posta dietro a una delle due finestre triangolari del LEM, si noterà che le tanto discusse ombre sono sempre perfettamente parallele tra loro! Questo perché la "ripresa alta" tende ad aggiunge una certa tridimensionalità alla scena osservata. Va detto inoltre che un'ombra che si trova dietro ad un oggetto, qualsiasi esso sia, segue le asperità del terreno su cui si staglia, introducendo una distorsione in più alla sua direzione teorica. Un'ombra che ha subito questa distorsione però, è facilmente identificabile. Si presenta più corta di quello che in realtà dovrebbe essere se si sviluppasse su di un piano idealmente liscio. Non bisogna dimenticare mai, infatti, che le ombre di Apollo sono state tutte immortalate su una superficie tormentata dall'intenso bombardamento meteorico e appunto per questo mostrano i segni inequivocabili appena descritti.

Quanto detto finora, pertanto, può essere riassunta in una pratica slide conclusiva ...

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