La genesi del complotto lunare ...
Tutta la gigantesca, rumorosa e redditizia impalcatura del negazionismo lunare, un'industria del dubbio che da decenni foraggia autori, sedicenti ricercatori e produttori di documentari sensazionalistici, non nasce da un'inchiesta giornalistica segreta o dalla confessione sul letto di morte di un addetto ai lavori, ma scaturisce esclusivamente da un singolo libro auto-pubblicato nel 1976: "Non siamo mai andati sulla Luna" (We Never Went to the Moon). Il suo autore, Mr. Bill Kaysing, viene sistematicamente venerato dai teorici del complotto come un eroico ingegnere dissidente o uno scienziato epurato dalla NASA perché a conoscenza di scomode verità. La documentazione storica ci restituisce invece un profilo diametralmente opposto. Kaysing era un laureato in lettere, privo della più elementare formazione in fisica, matematica o astrodinamica. Tra il 1956 e il 1963 lavorò per la Rocketdyne, una divisione della North American Aviation incaricata di progettare i propulsori del Saturn V, ma il suo ruolo era quello di redattore tecnico e bibliotecario: in sintesi, si occupava di impaginare documenti, archiviare fascicoli e correggere la grammatica dei manuali redatti dai veri ingegneri. A differenza di quanto spesso viene romanzato dalla vulgata cospirazionista, Kaysing non fu affatto licenziato dall'azienda per aver scoperto presunte frodi, né subì alcun torto professionale da vendicare. Fu lui stesso a rassegnare volontariamente le dimissioni nel 1963, ben sei anni prima della missione Apollo 11 e in un'epoca in cui l'hardware lunare definitivo era ancora letteralmente sulla carta. Abbandonò il mondo aziendale semplicemente per cambiare stile di vita, ritirandosi a fare lo scrittore freelance. Tuttavia, in quegli anni covò una profonda, viscerale e paranoica avversione contro il governo federale e il complesso militare-industriale, convincendosi che l'intero programma spaziale fosse solo una mastodontica truffa per drenare fondi pubblici durante la Guerra Fredda. La sua "vendetta" contro il sistema non nacque quindi da un sopruso personale, ma da un cinico calcolo editoriale unito a un sincero astio anti-governativo. Kaysing intuì che in un'America uscita traumatizzata dal Vietnam e dallo scandalo Watergate, la sfiducia nelle istituzioni era merce altamente vendibile. Sfruttando spregiudicatamente il fatto di aver "lavorato alla Rocketdyne", omettendo abilmente di specificare che vi faceva il correttore di bozze, confezionò un saggio che è un vero e proprio manifesto di analfabetismo tecnico-scientifico. Nel suo testo, Kaysing scambia banali riflessi fotografici per fari di scena, ignora totalmente i concetti base di tempo di esposizione per giustificare l'assenza di stelle nel cielo nero e dimostra di non avere la minima cognizione della conservazione del moto in un ambiente vuoto quando analizza le oscillazioni della bandiera. Non c'è una singola riga del suo libro che possa sopravvivere a un esame di fisica del primo anno di liceo. Eppure, facendo leva sull'ignoranza scientifica del grande pubblico e sul fascino perverso che il complotto esercita sulla mente umana, quel pamphlet divenne un successo sotterraneo. Da quelle poche decine di pagine, intrise di deduzioni illogiche e clamorosi errori di calcolo, è nata buona parte della religione negazionista moderna. Ogni singola anomalia fotografica o presunta discrepanza fisica oggi dibattuta online non è altro che un'eco, un copia-incolla riproposto all'infinito delle fantasiose teorie partorite negli anni settanta da un ex bibliotecario in cerca di facili guadagni e visibilità, trasformando la più straordinaria conquista ingegneristica dell'umanità nel più banale, cinico e redditizio dei business letterari.


