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La veridicità dei segnali radio di Apollo e prove fotografiche terrestri ...


I teorici del complotto, pur di sostenere l'insostenibile, arrivano spesso ad affermare che le storiche comunicazioni radio tra gli astronauti dell'Apollo e il Centro di Controllo Missione non siano altro che registrazioni audio effettuate in un comodo studio di registrazione terrestre, o tutt'al più trasmissioni rimbalzate furbescamente da qualche satellite segreto in orbita terrestre bassa. Questa ennesima, disperata ipotesi si infrange contro un muro invalicabile: la fisica delle onde radio e la natura intrinsecamente pubblica e tracciabile delle telecomunicazioni spaziali. Le onde elettromagnetiche non riconoscono confini politici e non possono essere nascoste o confinate all'interno di una sceneggiatura governativa. Chiunque disponga di un'antenna sufficientemente potente e direzionale, unita a un ricevitore sintonizzato sulla frequenza corretta, può non solo ascoltare un segnale spaziale, ma, cosa ancora più importante, determinarne con precisione geometrica assoluta la provenienza spaziale. Ed è esattamente quello che accadde nel luglio del 1969 e durante tutte le missioni successive. La NASA non era l'unica entità ad avere le antenne puntate verso il cielo! Mentre il mondo intero seguiva la diretta televisiva ufficiale, una fitta rete di osservatori radioastronomici del tutto indipendenti dal governo degli Stati Uniti, stava tracciando e intercettando autonomamente i veicoli Apollo. Il leggendario radiotelescopio di Jodrell Bank, in Gran Bretagna, guidato da Sir Bernard Lovell, puntò la sua colossale parabola da 76 metri di diametro direttamente verso la Luna, captando i segnali del Modulo di Comando e del Modulo Lunare. Lo stesso fece l'osservatorio di Bochum, in Germania Ovest, sotto la direzione di Heinz Kaminski, che intercettò e registrò le voci degli astronauti in totale autonomia dal Centro di Controllo Missione di Houston. Se il segnale fosse provenuto da una base segreta nel deserto del Nevada o da un satellite in orbita terrestre bassa (a poche centinaia di chilometri di quota), queste mastodontiche parabole internazionali si sarebbero trovate impossibilitate a inseguire nel cielo un oggetto che sfrecciava rapidamente da un capo all'altro dell'orizzonte in pochi minuti. Invece, per captare quelle storiche parole, tutte le antenne del mondo dovettero puntare rigidamente verso un unico, inequivocabile bersaglio nel cosmo, seguendone il lento e inesorabile moto apparente nel cielo notturno: la Luna, situata a 384.000 chilometri di distanza. A questa plateale conferma geometrica si aggiunge il controllo insindacabile della superpotenza rivale. Come abbiamo già ricordato, l'Unione Sovietica possedeva un programma spaziale di prim'ordine e un interesse assoluto nello spiare ogni singola mossa del nemico capitalista. I sovietici utilizzarono i loro complessi di ascolto per lo spazio profondo, come il grande centro radioastronomico di Eupatoria, in Crimea, per intercettare la telemetria, le comunicazioni vocali e persino il segnale televisivo grezzo inviato dagli americani. I tecnici del KGB e gli scienziati russi disponevano di apparecchiature di radiogoniometria e triangolazione estremamente sofisticate. Se la NASA avesse tentato di simulare le comunicazioni fingendo che provenissero dallo spazio profondo, i sovietici avrebbero rilevato la discrepanza direzionale del segnale in una frazione di secondo, smascherando la farsa e infliggendo agli Stati Uniti l'umiliazione politica e diplomatica più letale della storia contemporanea. Il fatto che l'URSS abbia invece confermato l'allunaggio e si sia congratulata con gli americani certifica che i loro strumenti militari avevano inequivocabilmente tracciato quei segnali radio fino alla superficie del Mare della Tranquillità. Ma l'autenticità di quelle comunicazioni è marchiata a fuoco da un fenomeno fisico ancora piùIl Centro di Controllo Missione di Houston (MCC) era il centro nevralgico delle operazioni di volo del Programma Apollo. Foto cortesia NASA. raffinato e impossibile da falsificare: l'Effetto Doppler. Quando un veicolo spaziale in orbita attorno alla Luna si avvicina alla Terra (nella fase visibile della sua orbita circolare), le onde radio che emette vengono "schiacciate", subendo un innalzamento misurabile della frequenza. Al contrario, quando il veicolo si allontana per nascondersi dietro il lato oscuro del satellite, le onde si "stirano", abbassando la frequenza percepita dai ricevitori terrestri, fino al momento in cui il segnale si interrompe bruscamente (fase di occultazione), a causa della massa rocciosa della Luna interposta fisicamente tra l'astronave e la Terra. Gli osservatori indipendenti di tutto il mondo, registrando il segnale dell'Apollo, misurarono con precisione millimetrica questo costante spostamento Doppler. La firma di frequenza registrata descriveva matematicamente e in modo incontrovertibile la posizione orbitale, la velocità e le eventuali accelerazioni e decelerazioni , nonché l'occultazione di un veicolo che orbitava esattamente attorno alla massa gravitazionale della Luna. Nessun computer o simulatore analogico dell'epoca avrebbe potuto generare e falsificare in tempo reale una deviazione Doppler così complessa, coerente e intercettabile da qualsiasi scienziato indipendente in ascolto sul pianeta. Accade spesso però, che i teorici del complotto, messi all'angolo dall'eleganza matematica scaturita dalle misurazioni globali dell'Effetto Doppler, tentino abitualmente un'ultima, disperata contromossa narrativa. Sostengono che la NASA avrebbe potuto lanciare segretamente una sonda automatica senza equipaggio in orbita lunare, una sorta di "astronave fantoccio", dotata di un potente trasmettitore e di un nastro magnetico pre-registrato con finte voci dell'equipaggio, dati telemetrici e rumori di fondoOrbitando silenziosamente attorno alla Luna, questa sonda avrebbe ingannato i radiotelescopi indipendenti e i sovietici, generando un autentico spostamento Doppler e simulando perfettamente le occultazioni dietro la massa lunare.

ApolloDoppler

Questa ipotesi, per quanto machiavellica, si schianta rovinosamente contro un ostacolo fisico e cinematico insormontabile: le trasmissioni degli astronauti sbarcati sulla superficie lunare! Quando il Modulo Lunare di ciascuna missione si staccò dal Modulo di Comando per posarsi successivamente sulla Luna, il panorama elettromagnetico captato dalla Terra cambiò drasticamente. La Luna, come è noto dalle leggi della meccanica celeste, si trova in rotazione sincrona con il nostro pianeta, il che significa che impiega lo stesso tempo per ruotare sul proprio asse e per orbitare attorno alla Terra, mostrandoci perennemente sempre la stessa faccia. Di conseguenza, un trasmettitore posato e ancorato fisicamente sul lato visibile della superficie lunare non scompare mai dietro l'orizzonte selenico. Mentre il Modulo di Comando continuava a orbitare in solitaria, subendo le variazioni Doppler periodiche e prevedibili interruzioni di segnale (LOS - Loss of I fratelli Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia. Negli anni 60/70 divennero famosi per il loro ingegno tutto italiano con cui riuscirono a costruire un osservatorio radio (Torre Bert) dedicato alla ricezione dei segnali provenienti dallo spazio durante il periodo della corsa allo spazio tra USA e URSS. Durante la missione Apollo 11, rilevarono le comunicazioni radio tra gli astronauti sulla Luna e l'MCC di Houston.Signal) e riacquisizioni (AOS - Acquisition of Signal) ogni volta che passava dietro il lato nascosto del satellite, il segnale radio del Modulo Lunare si comportava in modo diametralmente opposto. Le comunicazioni vocali e televisive della passeggiata lunare venivano trasmesse in modo continuo, statico e ininterrotto per ore e ore, libere da qualsiasi occultazione e soprattutto con la classica latenza tipica di un segnale proveniente dallo spazio profondo, ovvero da 384.000 km di distanza (2,6 secondi medi tra una domanda e una risposta). Inoltre, essendo letteralmente parcheggiato sulla roccia extraterrestre, il trasmettitore del LM perse istantaneamente le repentine e marcate variazioni di frequenza tipiche di un veicolo in orbita che sfreccia a 1,6 km/s (5.800 km/h). La firma Doppler del lander crollò quasi a zero, limitandosi a mostrare una variazione microscopica, lentissima e del tutto peculiare, dettata esclusivamente dalla rotazione della Terra sul proprio asse, dal moto orbitale della Luna e dai lievi moti di oscillazione (librazione) del satellite. Nessuna singola "sonda fantoccio" in orbita avrebbe mai potuto sdoppiarsi elettronicamente, trasmettendo contemporaneamente e sulla stessa frequenza portante un segnale orbitale dinamico (con forte Doppler e cicli di silenzio) e un segnale di superficie statico (continuo e con Doppler residuo). Se i negazionisti, pur di salvare la loro teoria, ipotizzassero l'invio di una seconda sonda fantoccio fatta atterrare automaticamente per trasmettere i nastri registrati dalla superficie, incapperebbero in un ostacolo ancor più grottesco e ridicolo: la contemporaneità interattiva! Le comunicazioni tra il Centro di Controllo Missione di Houston e gli astronauti sul suolo lunare non erano un monologo pre-impostato, ma un dialogo vivo, interattivo e costellato di variabili imprevedibili, soggetto all'inevitabile ritardo fisico di circa 2,6 secondi dovuto al tempo di andata e ritorno dei segnali radio alla velocità della luce nel vuoto spaziale. Un registratore a nastro analogico del 1969, chiuso in un orbiter o un lander automatico, non aveva alcuna capacità di ascoltare una domanda imprevedibile del Controllo Missione a Houston, analizzarla e "cercare" la risposta esatta sul nastro per riprodurla con il giustoLarry Baysinger, un tecnico della radio WHAS di Louisville, Kentucky, scoprì e registrò (indipendentemente) le trasmissioni radio di Apollo 11 tra gli astronauti sulla superficie lunare e il modulo di comando. tempismo. Quella tecnologia, nel 1969 era davvero fantascienza! E sarebbe rimasta tale almeno sino al primo decennio degli anni 2000. Il Centro di Controllo Missione di Houston tra l'altro, non era un set cinematografico popolato da comparse che leggevano docilmente un copione, ma un ecosistema iper-complesso e dinamico costantemente sotto i riflettori della stampa di tutto il mondo, in cui dozzine di ingegneri, tecnici, scienziati, medici e direttori di volo reagivano in tempo reale a flussi di dati telemetrici veri, imprevisti e in continua evoluzione. Sarebbe stato umanamente e registicamente impossibile coordinare questa immensa sala di controllo per gestire, senza la più microscopica sbavatura per ore e giorni interi, discussioni tecniche di altissimo livello, sincronizzandole alla perfezione con quanto trasmesso ininterrottamente da un cieco riproduttore meccanico nel cosmo. La natura di quelle esplorazioni era costellata di eventi non pianificabili a tavolino: un respiro affannoso che faceva scattare una domanda medica, un allarme imprevisto del computer di bordo, un serbatoio criogenico che faceva i capricci, una fusoliera che si stava surriscaldando al Sole mentre l'altra si stava congelando all'ombra, una roccia che sfuggiva di mano, o una richiesta estemporanea di chiarimento geologico. Il minimo errore di tempismo da parte del CAPCOM, una singola omissione, o una frazione di secondo di esitazione nel fornire una risposta, si sarebbero inesorabilmente sovrapposti a una domanda successiva e incalzante pre-registrata sul nastro spaziale. Questa asincronia avrebbe scaturito un imbarazzante, grottesco e inevitabile inceppamento nella logica sequenziale delle comunicazioni umane, smascherando istantaneamente e in mondovisione l'intera truffa di fronte a migliaia di persone, politici, scienziati, giornalisti e radioamatori in ascolto su tutto il pianeta. Gli osservatori indipendenti di tutto il mondo e l'intelligence sovietica in primis, invece, tracciarono chiaramente due fonti radio distinte, coerenti e fisicamente separate nello spazio cislunare: una che orbitava subendo l'occultazione e il Doppler e un'altra implacabilmente fissa sulla regolite selenica, da cui proveniva una conversazione umana in differita di circa 2,6 secondi. Questo doppio tracciamento cinematico simultaneo costituisce la prova matematica definitiva che l'hardware e gli uomini al suo interno, si trovavano esattamente dove la storia ha sempre affermato che fossero: sulla Luna! A chiudere definitivamente il cerchio delle prove vi è l'entusiasmo e l'ingegno dei radioamatori privati. Non servivano necessariamente radiotelescopi mastodontici per intercettare l'Apollo. Diversi radioamatori civili, dotati di eccellenti conoscenze di elettronica e di antenne direzionali autocostruite, riuscirono a captare le frequenze VHF utilizzate dagli astronauti per comunicare tra di loro e con il Modulo Lunare durante le passeggiate sulla superficie. Un caso celebre è quello di Larry Baysinger, un radioamatore del Kentucky che, nel 1969, puntò una grande antenna parabolica amatoriale verso la Luna e registrò con successo frammenti delle conversazioni di Armstrong e Aldrin. In Italia, un contributo altrettanto Apollo13OxCloudDurante l'incidente spaziale di Apollo 13, dal Chabot Observatory (California), fu possibile fotografare l'astronave in avaria e la nuvola di ossigeno che si stava sprigionando dal serbatoio esploso della stessa. Foto cortesia NASA.eccezionale e storicamente documentato arrivò dai fratelli Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia. Operando dalla loro celebre base di ascolto amatoriale "Torre Bert" sulle colline torinesi, questi due pionieri del radioascolto (già divenuti famosi in tutto il mondo per aver intercettato le primissime missioni segrete sovietiche dello Sputnik e del programma Vostok) puntarono le loro antenne verso lo spazio profondo. Riuscirono a captare e registrare le trasmissioni radio delle missioni Apollo, tra cui la memorabile lettura del libro della Genesi effettuata dall'equipaggio dell'Apollo 8 in orbita lunare nel dicembre del 1968. Anche in questo caso, le loro registrazioni confermarono la perfetta coerenza direzionale e la provenienza extraterrestre dei segnali. Le registrazioni di Baysinger, dei fratelli Judica-Cordiglia e di innumerevoli altri appassionati contenevano non solo le voci con lo stesso rumore di fondo spaziale, ma esibivano anche l'ineludibile ritardo di circa 2,6 secondi nelle comunicazioni. Falsificare un'impronta radiofonica di tale portata, con tanto di ritardo della velocità della luce, spostamenti Doppler orbitanti e segnali VHF tracciabili da cittadini privati nei loro cortili di casa, non è fantascienza, è letteralmente un'impossibilità fisica! Il segnale radio è, in ultima istanza, la prova invisibile ma più assordante che gli esploratori americani violarono realmente il silenzio cosmico del nostro satellite. Oltre alla tracciatura radiofonica, esiste un'ulteriore e drammatica prova incrociata di natura prettamente ottica, fornita sempre da osservatori astronomici del tutto slegati dall'ente spaziale americano. Durante la sfortunata missione Apollo 13, quando l'esplosione del serbatoio dell'ossigeno paralizzò il Modulo di Servizio a oltre trecentomila chilometri dalla Terra, il disastro non fu solo registrato dalla telemetria inviata al Centro di Controllo Missione di Houston. Diversi telescopi terrestri, tra cui quello del Chabot Observatory in California, puntarono i loro specchi e le loro lenti verso le coordinate astronomiche fornite per l'astronave in avaria. Quello che impressero sulle loro lastre fotografiche non fu un puntino immobile in orbita terrestre bassa, ma la prova visiva, spaventosa e inconfutabile, della tragedia in corso nello spazio profondo: riuscirono a fotografare la navicella sotto forma di un minuscolo punto luminoso circondato da un'immensa e anomala nuvola sferica in rapida espansione. Era l'ossigeno vitale degli astronauti che, sfuggendo dal serbatoio criogenico squarciato, si cristallizzava nel gelo del vuoto cosmico riflettendo la luce solare. Simulare una nuvola di gas in espansione nel vuoto a centinaia di migliaia di chilometri di distanza, facendola fotografare simultaneamente ad astronomi civili sui loro telescopi, è un'idea talmente grottesca che persino la mente più suggestionabile dovrebbe rifiutarla. L'incrocio simultaneo di dati telemetrici, intercettazioni radio amatoriali e conferme ottiche indipendenti blinda la realtà storica del programma Apollo all'interno di una cassaforte scientifica letteralmente inespugnabile!

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