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La storia delle impronte improbabili degli astronauti ...


Tra le immagini più iconiche e universalmente riconosciute dell'intera epopea spaziale, un posto d'onore spetta senza dubbio alla celebre fotografia dell'impronta lasciata dallo stivale di Buzz Aldrin sul suolo del Mare della Tranquillità. Quello scatto, nato quasi per caso per documentare le proprietà meccaniche del terreno, è diventato il simbolo dei primi passi dell'umanità su un altro mondo. Eppure, proprio quella perfezione visiva è stata trasformata dai teorici del complotto nell'ennesimo, presunto "errore di scena". Osservando la nitidezza dei solchi, la precisione dei bordi e la compattezza del fondo dell'impronta, i negazionisti obiettano che un calco così netto e definito possa essere impressoas11 40 5877 esclusivamente su sabbia umida o terra bagnata! Poiché la Luna è un ambiente soggetto al vuoto cosmico spinto, totalmente anidro e privo di acqua liquida, concludono trionfalmente che quella foto deve essere stata per forza scattata sulla Terra, magari in un set allestito con argilla o sabbia da spiaggia inumidita. Anche in questo caso, l'argomentazione dei teorici del complotto pecca di un grave vizio di forma: l'ostinata tendenza ad applicare le dinamiche geologiche terrestri a un ambiente alieno che obbedisce a regole completamente diversePer comprendere perché un'impronta lunare sia così perfetta senza bisogno di una singola goccia d'acqua, dobbiamo analizzare al microscopio la natura diametralmente opposta della sabbia terrestre e della polvere lunare. Sulla Terra, la sabbia dei nostri deserti o delle nostre spiagge è il prodotto di milioni di anni di inesorabile erosione atmosferica. Il vento, lo scorrere dell'acqua e l'attrito continuo levigano i granelli di quarzo e silicio, smussandone gli spigoli e trasformandoli in microscopiche sfere lisce. Se proviamo a comprimere della sabbia asciutta con un piede, queste sferette lisce scivolano l'una sull'altra, facendo crollare immediatamente i bordi dell'impronta non appena solleviamo la scarpa. Per mantenere la forma, la sabbia terrestre ha effettivamente bisogno della tensione superficiale dell'acqua, che agisce come una sorta di colla temporanea tra un granello e l'altro. La polvere che ricopre il nostro satellite, chiamata regolite, ha una genesi e una morfologia drammaticamente diverse. Sulla Luna non esiste atmosfera, non c'è vento, non scorrono fiumi e non piove da miliardi di anni. La polvere lunare non si forma per erosione dolce, ma per distruzione violenta! Da eoni, la superficie lunare viene bombardata incessantemente da micrometeoriti che viaggiano a velocità cosmiche. Questi impatti iperveloci frantumano la roccia basaltica primordiale, fondendola in minuscole goccioline di vetro vulcanico che si solidificano all'istante e si infrangono nuovamente. Il risultato di questo brutale processo AS16 110 17867Le impronte degli pneumatici metallici del Lunar Rover di Apollo 16 - Foto cortesia NASAmeccanico è una polvere finissima, simile a farina o talco al tatto, ma composta in realtà da schegge microscopiche incredibilmente frastagliate, dotate di spigoli vivi, uncini e superfici ruvide come carta vetrataQuando lo stivale scanalato di un astronauta, spinto verso il basso dall'inerzia di una massa complessiva di oltre 160 kg, (non dimentichiamo che se anche il peso dell'astronauta è ridotto a 1/6 dall'esile gravità lunare, la massa inerziale complessiva rimane inalterata), comprime questo strato di frammenti vetrosi e irregolari, si innesca un fenomeno meccanico straordinario. Essendo privi di smussature e non lubrificati da alcuna umidità, i granelli frastagliati di regolite si incastrano letteralmente l'uno nell'altro sotto pressione. Agiscono come le tessere di un microscopico puzzle tridimensionale o come gli uncini del velcro, bloccandosi in una matrice solida e coesa che mantiene perfettamente la forma impressaAS17 134 20492Il groviglio di impronte lasciate dagli astronauti Eugene Cernan e Harrison Schmitt, nei pressi della stazione ALSEP, durante la missione Apollo 17. Foto cortesia NASA dalla suola. Questo incastro meccanico a secco è talmente efficace che la regolite compattata assume una consistenza simile a quella del cemento asciutto! Lo stesso esempio è valido anche con gli pneumatici zigrinati in maglia d'acciaio dei Rover Lunari utilizzati nelle missioni Apollo 15, 16 e 17, che hanno lasciato nei deserti selenici una scia che rimarrà immutabile per millenni ... Esiste inoltre un secondo fattore fisico fondamentale che i complottisti ignorano: l'assenza di aria interstiziale. Quando camminiamo sulla sabbia asciutta terrestre, l'aria intrappolata tra i granelli viene compressa dal nostro peso e deve sfuggire verso l'esterno, creando micro-turbolenze che contribuiscono a destabilizzare i bordi dell'impronta. Nel vuoto lunare non c'è aria tra i granelli di polvere. Quando l'astronauta poggia il piede, le particelle si compattano nel vuoto cosmico senza alcuna interferenza gassosa, permettendo al calco di mantenere una definizione chirurgica, riproducendo fedelmente ogni singola nervatura del battistrada in silicone dello stivale spaziale. Lungi dall'essere la prova di un set cinematografico inumidito, la stupefacente perfezione di quell'impronta è l'ennesima, inconfutabile certificazione della presenza umana in un ambiente anidro, non eroso e dominato dal vuoto assoluto. E proprio grazie alla totale assenza di agenti atmosferici, quelle impronte sono destinate a rimanere intatte per milioni di anni, monumenti silenziosi e perfetti scolpiti nella memoria primordiale del sistema solare! A definitiva e spettacolare conferma di questa straordinaria longevità geologica, non dobbiamo limitarci a credere alle fotografie scattate a livello del suolo nel 1969. Oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, l'umanità possiede le prove visive attuali e indipendenti di quegli storici passaggi. Sonde orbitali moderne dotate di telescopi e camere di ripresa ad altissima risoluzione, come il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, ma anche i satelliti di agenzie spaziali internazionali come l'indiana Chandrayaan-2, hanno sorvolato e mappato ripetutamente i siti di allunaggio. In queste eccezionali immagini riprese dall'orbita lunare a poche decine di chilometri di quota, i sentieri battuti dagli astronauti durante le loro escursioni extraveicolari, le zone calpestate attorno agli strumenti scientifici e persino le inconfondibili tracce gemelle lasciate dagli pneumatici del Rover si stagliano ancora oggi sul suolo grigio come nitide linee scure. Sono lì, immobili e intatte, a testimonianza perenne di una conquista che nessun finto set televisivo terrestre avrebbe mai potuto imprimere e preservare a quasi quattrocentomila chilometri di distanza.

ApolloLandingSiteFromLROLa sonda automatica della NASA denominata Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), durante la sua scansione approfondita della superficie lunare, al fine di mapparla ad altissima risoluzione, è riuscita a riprendere tutti i siti di allunaggio delle Missioni Apollo. I Moduli di Discesa dei LM, così come la strumentazione scientifica ALSEP, le bandiere americane, le telecamere e i Lunar Rover, sono ancora ben visibili dopo più di 50 anni dagli allunaggi. Ancora nettamente risolubili sono anche le impronte lasciate dagli astronauti nella regolite lunare e quelle delle ruote dei Lunar Rover. Foto cortesia NASA.

AS12 57 8448HR L Nel vuoto lunare, la finissima regolite non frana come la sabbia, ma si compatta tenacemente sotto la pressione dello scarpone dell'Apollo 12. Grazie all'elevata coesione della polvere, l'impronta cattura e cristallizza nel tempo ogni minimo dettaglio della suola. Foto cortesia NASA

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