La storia infinita delle fasce di Van Allen . . .
Le Fasce di Van Allen rappresentano da decenni uno dei pilastri della retorica complottista, citate come una barriera radiativa invalicabile che avrebbe dovuto avvelenare istantaneamente gli equipaggi delle missioni Apollo.
Prof. James Van AllenTuttavia, questa tesi si scontra frontalmente con la fisica nucleare e con la realtà geofisica del campo magnetico terrestre. Queste regioni a forma di toroide, scoperte nel 1958 grazie ai contatori Geiger a bordo dei satelliti Explorer 1 e Explorer 3, sono zone dello spazio circumterrestre in cui il campo magnetico terrestre intrappola particelle cariche, principalmente protoni ad alta energia nella fascia interna e elettroni in quella esterna. La fascia interna si estende approssimativamente tra i 1.000 e i 6.000 chilometri di altitudine, mentre quella esterna spazia tra i 13.000 e i 60.000 chilometri. Il presupposto errato dei teorici del complotto è che queste fasce
siano muri impenetrabili di radiazioni letali, mentre in realtà si tratta di volumi di spazio in cui la densità delle particelle varia sensibilmente e la cui pericolosità dipende strettamente dal tempo di esposizione e dalla schermatura adottata. La figura di James Van Allen è fondamentale per smentire queste tesi. Professore emerito presso l'Università dell'Iowa e pioniere della ricerca spaziale magnetosferica, Van Allen fu l'ideatore della strumentazione scientifica dell'Explorer 1. Contrariamente a quanto millantato dai negazionisti, fu proprio lo scienziato che meglio conosceva la natura di quelle radiazioni a sostenere che anche un attraversamento diretto, valutati i tempi d'esposizione derivati dalla velocità, sarebbe stato del tutto innocuo! Van Allen spiegò ripetutamente che la pericolosità delle fasce non era un valore assoluto, ma una funzione dipendente dal tempo di esposizione e dall'energia delle particelle attraversate e intercettate. Valutando i parametri orbitali e la velocità di fuga delle missioni Apollo (circa 10,8 km/s), egli calcolò che il tempo trascorso nelle regioni a più alta densità di protoni sarebbe stato troppo breve per accumulare una dose letale o invalidante negli equipaggi. Prima di inviare l'uomo verso la Luna, la NASA condusse una mappatura meticolosa attraverso le sonde Pioneer 3 e 4, che attraversarono l'intero sistema di fasce fornendo dati cruciali sulla loro intensità e spessore. Grazie a queste rilevazioni, gli astrodinamici non scelsero rotte casuali: per minimizzare la dose assorbita, le navicelle Apollo furono immesse in una traiettoria di
Particolare delle traiettorie dà e per la Luna (linea blu), studiate accuratamente dalla NASA, per attraversare le fasce di Van Allen nella parte più sottile e meno pericolosa. Cortesia NASA. trasferimento lunare (TLI) inclinata rispetto all'equatore geomagnetico. Questa strategia permise di evitare il cuore della fascia interna, la più pericolosa a causa della presenza di protoni altamente energetici, attraversando invece le regioni periferiche a una velocità di circa 39.000 km/h. L'intero transito attraverso le zone a maggiore densità pertanto, durò meno di due ore complessive, un tempo insufficiente a somministrare una dose di radiazioni acuta o letale. Dal punto di vista della fisica delle particelle poi, la schermatura in alluminio della fusoliera era perfettamente calibrata per bloccare la quasi totalità dei protoni meno energetici. Per quanto riguarda gli elettroni della fascia esterna, l'impatto con il metallo generava il fenomeno della Bremsstrahlung, ovvero raggi X di frenamento; tuttavia, data la rapidità del passaggio e lo spessore delle pareti del Modulo di Comando, l'intensità di questa radiazione secondaria rimaneva ampiamente entro i limiti di sicurezza biologica. Va ricordato inoltre, a differenza di quelli che credono che le zone radioattive siano talmente alte dalla superficie terrestre che solo le missioni lunari abbiano mai potuto transitarvi, che anche lo Space Shuttle e la ISS attraversano periodicamente una parte delle fasce durante le loro orbite attorno alla Terra. Esiste infatti l'anomalia sud-atlantica (SAA, Southern Atlantic Anomaly), una propaggine a bassa quota delle fasce di Van Allen che si estende fino all'altezza orbitale dei veicoli con equipaggio umano a causa della asimmetria del campo magnetico terrestre. Nessun astronauta però ha mai riportato lesioni di nessun genere a seguito delle esposizioni dovute al passaggio in tale zona, nemmeno a lungo termine. Gli astronauti che hanno volato in passato, orbitando attorno alla Terra con le missioni Mercury, Gemini e Soyuz ne sono un classico esempio. Lo spazio, infatti, non è un ambiente completamente inospitale alla vita. Nelle nubi interstellari e nelle comete, i radio-astronomi hanno recentemente scoperto e catalogato la presenza di alcuni tipi di amminoacidi tra cui la glicina, che si possono definire i mattoni della vita, dato che la loro aggregazione in determinate
Particolare della dislocazione delle fasce di Van Allen. In rosso la fascia toroidale interna formata prevalentemente da protoni ad alta energia di origine solare. In grigio la fascia toroidale esterna prevalentemente costituita da elettroni. strutture generano le proteine. Inoltre è bene ricordare un fatto straordinario avvenuto durante la missione Apollo 12. Essa atterrò a poche centinaia di metri dalla sonda automatica statunitense, Surveyor 3, che scesa sulla Luna due anni prima con lo scopo di sondare e verificare l'ambiente lunare, aveva aperto la strada al programma Apollo. Gli astronauti Charles Conrad e Alan Bean prelevarono da questo relitto la telecamera in dotazione e la riportarono a Terra. Lo scopo era quello di determinare lo stato di degradazione dei materiali costituenti, dopo due anni di esposizione ai rigori dello spazio cosmico. Con sorpresa si constatò che una colonia batterica (Streptococcus mitis), che aveva viaggiato a bordo della sonda, aveva sospeso la propria attività biologica per tutto il tempo di permanenza nello spazio, ma era comunque sopravvissuta indenne per due anni e riprese a vivere normalmente una volta tornata sulla Terra. Con questo non s'intende assolutamente affermare che l'ambiente spaziale sia compatibile con la vita, ma che dicerie riguardo alle radiazioni e alle
L'anomalia sud-atlantica (SAA, Southern Atlantic Anomaly) è una propaggine a bassa quota delle fasce di Van Allen che si estende fino all'altezza orbitale dei veicoli con equipaggio umano e della ISS a causa della asimmetria del campo magnetico terrestre.temperature estreme che sterilizzano ogni forma di vita possano rivelarsi spesso dei pregiudizi infondati. Affermare che le Fasce di Van Allen siano una barriera invalicabile significa ignorare che esse non sono un guscio solido, ma un ambiente dinamico influenzato dall'attività decennale del Sole e che la scienza dei materiali degli anni '60 aveva già compreso come la combinazione di velocità orbitale, traiettoria balistica e spessore della fusoliera potesse mitigare il rischio. La pretesa che le radiazioni avrebbero dovuto uccidere gli astronauti è, dunque, una distorsione della fisica medica: nello spazio, come sulla Terra, è la dose accumulata nel tempo a determinare il danno biologico! Null'altro! Con buona pace delle tesi luna complottiste in merito! In ultima analisi, l'insistenza dei teorici del complotto su questo argomento rivela una profonda malafede intellettuale, che va ben oltre la semplice ignoranza scientifica. La documentazione che comprova l'esatto contrario di quanto da loro asserito, è presente ovunque sul web. Basta una breve ricerca, oggi ancor più facile se delegata all'AI. I teorici del complotto citano James Van Allen per dare un nome al nemico, ma ne ignorano deliberatamente le conclusioni, selezionando solo i dati che servono a nutrire il sospetto e scartando le spiegazioni tecniche che lo risolvono. Questa condotta dimostra che il loro obiettivo non è la ricerca della verità o la comprensione della fisica, ma la sistematica demolizione di uno dei più grandi successi dell'umanità attraverso l'uso distorto della scienza stessa. Sostenere che le Fasce di Van Allen siano invalicabili nonostante le prove fisiche, i calcoli balistici e le testimonianze dirette dello scopritore, non è un atto di scetticismo, ma un deliberato rifiuto della realtà, volto a trasformare un'impresa di ingegno e coraggio in una volgare menzogna per il solo gusto di alimentare il pregiudizio!


