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La storia del decollo lunare impossibile ...


Un'altra scena iconica che ha scatenato la fantasia paranoica dei teorici del complotto è la ripresa televisiva del decollo dello stadio di ascesa del Modulo Lunare dalla superficie del nostro satellite. Di fronte a queste immagini, i negazionisti pongono solitamente due domande dal tono trionfale, convinti di aver smascherato l'intera messinscena: chi manovrava la telecamera se entrambi gli astronauti si trovavano all'interno dell'abitacolo in partenza? E perché dal motore non esce la benché minima fiamma o colonna di fumo, tipica di ogni decollo missilistico?

12Il Rover lunare della missione Apollo 17 parcheggiato nella posizione definitiva prima del decollo dell'equipaggio dalla Luna. La telecamera GCTA comandata via radio dalla Terra da Ed Fendell del MCC di Houston, appare a sinistra, dorata, sopra la ruota anteriore destra del Rover. Foto cortesia NASA.Entrambe le obiezioni, come di consueto, non dimostrano l'esistenza di un set cinematografico, ma solo la profonda ignoranza negazionista delle tecnologie aerospaziali degli anni '60 e della chimica della propulsione nel vuoto. La risposta alla prima domanda porta il nome di Ed Fendell, l'operatore della NASA seduto alla console INCO (Integrated Communications Officer) del Centro di Controllo Missione (MCC) a Houston. A partire dalla missione Apollo 15, la telecamera a colori non era montata su un semplice treppiede, ma sul Lunar Roving Vehicle (LRV), il rover elettrico che gli astronauti parcheggiavano a un centinaio di metri dal Modulo Lunare prima di ripartire. Questa telecamera era dotata di un sistema motorizzato chiamato GCTA (Ground Controlled Television Assembly), che permetteva all'MCC di controllarne a distanza il brandeggio,EdFendellEd Fendell alla console INCO dell'MCC di Houston. Era il responsabile del controllo remoto della telecamera GCTA montata sui rover lunari delle missioni Apollo 15, 16 e 17. Foto cortesia NASA. l'inclinazione e lo zoom. L'impresa di riprendere l'ascesa, culminata con la ripresa geometricamente perfetta dell'Apollo 17, fu un capolavoro di tempismo e calcolo orbitale. Poiché il segnale radio impiegava circa 1,3 secondi per raggiungere la Luna, e le immagini impiegavano altrettanto per tornare sulla Terra, Fendell doveva inviare i comandi di movimento alla telecamera quasi tre secondi prima che l'azione si svolgesse effettivamente sullo schermo. L'operatore doveva anticipare l'accensione del motore e calcolare l'accelerazione verticale del veicolo alla cieca, muovendo un joystick sulla Terra per seguire un oggetto che si trovava a 384.000 chilometri di distanza. Non c'era nessun finto cameraman nascosto dietro una duna di sabbia terrestre, ma solo un trionfo assoluto della telemetria e dell'ingegneria delle telecomunicazioni. Il secondo enigma complottista, ovvero l'assenza di fiamme e fumo dal motore di ascesa (APS - Ascent Propulsion System), si risolve semplicemente aprendo un qualsiasi manuale di propulsione chimica. Il nostro immaginario collettivo è stato forgiato dai lanci degli Space Shuttle o dei giganteschi razzi Saturn V, dove propellenti solidi o miscele di cherosene e ossigeno liquido generano fiammate accecanti e colossali nubi di fumo, modellate e compresse dalla pressione atmosferica circostante. Il Modulo Lunare, tuttavia, utilizzava una tecnologia completamente diversa, dettata dall'esigenza di affidabilità assoluta e sopravvivenza. Il motore di ascesa impiegava propellenti ipergolici: una miscela di idrazina e dimetilidrazina asimmetrica (Aerozine 50) come combustibile e tetrossido di azoto come ossidante. La caratteristica fondamentale e salvavita di queste sostanze è che si accendono spontaneamente non appena entrano in contatto tra loro, eliminando la necessità di un sistema di accensione a scintilla che avrebbe potuto guastarsi nel momento più critico, trasformando la Luna in una tomba per l'equipaggio. La combustione di questi specifici propellenti ipergolici è estremamente efficiente e produce gas di scarico quasi del tutto trasparenti alla luce visibile!

11Inoltre, e questo è il fattore cruciale che sfugge costantemente ai profani, l'evento si svolgeva nel vuoto spinto dello spazio. Sulla Terra, la massiccia pressione atmosferica costringe i gas di scarico incandescenti in una stretta colonna visibile che si allunga sotto il razzo. Nel vuoto lunare, non essendoci aria a contenere e sagomare il getto, i gas in uscita dall'ugello del motore si espandono istantaneamente in una bolla sferica a bassissima densità, raffreddandosi in frazioni di secondo e disperdendo la loro già flebile luminosità in un volume vastissimo. Il risultato visivo è esattamente quello registrato dalle telecamere del Rover: uno stacco rapido e apparentemente silenzioso, privo di bagliori hollywoodiani o scie fumose, accompagnato unicamente da un'invisibile ma violentissima espulsione di gas che disperde in tutte le direzioni i frammenti di materiale termoisolante (il Kapton dorato) strappati dal Modulo di Discesa sottostante, che rimaneva sulla Luna a fare da rampa di lancio al Modulo di Ascesa con l'equipaggio. Pretendere di vedere le fiamme di un razzo terrestre nel vuoto lunare utilizzando motori ipergolici equivale a pretendere di sentire il boato del motore nel vuoto: è una proiezione infantile delle nostre esperienze quotidiane su un ambiente che obbedisce a leggi chimiche e fisiche diametralmente opposte! Ancora una volta, l'assenza di fiamme non dimostra in alcun modo la falsità del video, ma ne certifica, al contrario, l'assoluta e rigorosa autenticità scientifica.

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