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La fantomatica storia dell'incontro alieno dell'Apollo 11 ...


Apollo11AndAliensOltre alla folta schiera di negazionisti che si ostinano a confutare la fattibilità ingegneristica delle missioni lunari, come già specificato in altri capitoli, esiste una seconda e altrettanto fantasiosa branca del complottismo: la fazione ufologica. Secondo questa narrazione, degna della trama di un B-movie di fantascienza, Neil Armstrong e Buzz Aldrin non solo sarebbero sbarcati realmente sulla Luna, ma nel momento esatto in cui avrebbero posato il Modulo Lunare nel Mare della Tranquillità, si sarebbero accorti (possibile non li avessero visti dall'alto al momento dell'avvicinamento in volo al sito di allunaggio?) che una schiera di gigantesche astronavi aliene erano allineate sul bordo di un cratere limitrofo a osservarli. A supporto di questa tesi vertiginosa, i teorici degli antichi astronauti e gli ufologi più estremi citano immancabilmente una presunta intercettazione radio clandestina, in cui la voce terrorizzata di Armstrong avrebbe comunicato al Centro di Controllo Missione di Houston tali inquietanti parole: "Queste astronavi sono enormi, signore... sono qui sulla superficie lunare con noi, ci stanno osservando!!!". Questa clamorosa "rivelazione", diffusa ciclicamente da tabloid scandalistici e autori in cerca di facili vendite, si schianta miseramente contro la rigida realtà documentale, la fisica delle telecomunicazioni e la struttura inossidabile dei protocolli di volo della NASA. Un dettaglio grottesco che smaschera immediatamente la natura artefatta di questa presunta registrazione audio risiede proprio nel linguaggio utilizzato. Nel nastro complottista, infatti, si sente Armstrong rivolgersi al suo interlocutore chiamandolo formalmente "Signore", come se stesse facendo rapporto a un alto ufficiale militare o a un'autorità governativa suprema in un momento di totale soggezione. Nella realtà delle inflessibili procedure di volo del Centro di Controllo Missione di Houston, l'unico individuo autorizzato a parlare direttamente via radio con l'equipaggio nello spazio era il CAPCOM (Capsule Communicator). Questa figura nevralgica non era mai un controllore di volo, un burocrate, un politico o un ufficiale militare, ma rigorosamente un altro astronauta, un collega qualificato a compiere la stessa missione e spesso un intimo amico dell'equipaggio. Questa scelta era dettata dalla necessità assoluta di garantire una comunicazione chiara, tecnicamente impeccabile e priva di inutili e pericolose tensioni gerarchiche. Le conversazioni tra gli esploratori lunari e il CAPCOM (che durante i drammatici minuti dell'allunaggio dell'Apollo 11 era Charles Duke, e in altri frangenti Bruce McCandless o Owen Garriott) erano improntate a una profonda confidenza, a scambi pragmatici e spesso a battute informali per allentare lo stress. Immaginare un pilota collaudatore dal sangue freddo come Armstrong che, perdendo il controllo, si rivolge a un suo pari chiamandolo formalmente "Signore" non è solo proceduralmente falso, ma psicologicamente ridicolo e tradisce l'evidente sceneggiatura hollywoodiana di chi ha confezionato il falso audio!

Per smontare questa leggenda metropolitana alla radice, lo strumento più letale e definitivo a disposizione di qualsiasi ricercatore è l'Apollo Lunar Surface Journal (ALSJ), affiancato dal suo gemello, l'Apollo Flight Journal. Non si tratta di riassunti governativi censurati, ma di archivi storici pubblici e monumentali, curati meticolosamente da studiosi dello spazio e ingegneri aerospaziali, che contengono le trascrizioni integrali e ininterrotte di tutte le comunicazioni radio aria-terra, delle conversazioni a bordo e dei registri telemetrici di ogni singola missione Apollo. In queste migliaia di pagine di fredda e rigorosa documentazione tecnica, accessibili a chiunque abbia una connessione internet, non vi è alcuna traccia di alieni, di astronavi ostili o di scene di panico. Ogni singola parola pronunciata dagli astronauti è registrata, codificata con marcatura temporale al secondo (Time-Elapsed) e spesso accompagnata dall'audio originale. Non esiste alcun vuoto temporale, nessuna interruzione improvvisa e nessuna anomalia nei nastri che possa fisicamente ospitare una conversazione segreta su un incontro ravvicinato del terzo tipo ...

Di fronte a questa granitica assenza di prove nei nastri ufficiali, i teorici del complotto sfoderano solitamente l'argomentazione del cosiddetto "canale medico segreto", un dettaglio procedurale reale che amano distorcere a proprio vantaggio. È storicamente vero, e non va in alcun modo taciuto, che la NASA disponesse di un protocollo chiamato Private Medical Communication (PMC). Durante la DSEIl DSE o Data Storage Equipment del Modulo di Comando Apollo. Era un registratore a nastro magnetico dove veniva memorizzata la telemetria dell'astronave e le comunicazioni interfoniche dell'equipaggio, quando non era presente il contatto radio con l'MCC sulla Terra, per poi spedirle a destinazione alla ripresa dei segnali. Su questo nastro era possibile memorizzare comunicazioni riservate come le Private Medical Communication (PMC). Foto cortesia www.spaceaholic.commissione Apollo 8, ad esempio, il comandante Frank Borman fu vittima di una fastidiosa forma di "mal di spazio", caratterizzata da nausea e diarrea e i suoi sintomi clinici furono comunicati a Terra tramite questa procedura per non allarmare o imbarazzare l'equipaggio in mondovisione. I negazionisti si aggrappano a questo precedente per sostenere che Armstrong, durante l'allunaggio, avrebbe usato la stessa frequenza criptata per riferire l'avvistamento alieno senza farsi ascoltare dai milioni di spettatori. Questa deduzione, tuttavia, è tecnicamente ed elettronicamente insensata perché confonde una banale censura di natura amministrativa con una sofisticata crittografia militare. Il canale medico non era un circuito radio separato e invisibile. Quando veniva attivata una PMC in diretta vocale, il responsabile delle comunicazioni pubbliche della NASA a Houston si limitava semplicemente a staccare fisicamente l'interruttore del flusso audio diretto alla sala stampa e ai network televisivi. Questo interruttore di censura, peraltro, non era stato concepito per nascondere segreti cosmici, ma rispondeva a un'esigenza sociologica molto più terrena: evitare la diffusione in mondovisione di linguaggio offensivo o imprecazioni che potevano comprensibilmente sfuggire all'equipaggio durante le fasi drammatiche e ad altissimo stress della missione. In quell'epoca, l'utilizzo di un frasario maleducato da parte degli astronauti era severamente proibito; la NASA era un'agenzia civile finanziata con i fondi pubblici dei contribuenti e una fetta considerevole della nazione, particolarmente puritana e sensibile, avrebbe potuto scandalizzarsi, mettendo politicamente in discussione il supporto economico al programma. Ne fu un esempio lampante la missione Apollo 10: quando durante le fasi di avvicinamento al suolo lunare, il Modulo Lunare iniziò a sobbalzare e ruotare violentemente e inaspettatamente a causa di un interruttore dimenticato nella posizione errata, al pilota Eugene Cernan sfuggì una colorita e celeberrima esclamazione scurrile che fece inorridire i benpensanti a Terra, confermando la necessità vitale di un "tasto di esclusione" a disposizione degli addetti alle pubbliche relazioni. Per questo motivo, dati sensibili come potevano essere i sintomi di eventuali malattie o indisposizioni, erano incisi sul registratore magnetico di bordo e scaricati in un secondo momento tramite un rapido dump telemetrico. Ma l'onda radio in sé, trasmessa in banda S dalla navicella, viaggiava libera, in chiaro e analogicamente identica attraverso lo spazio profondo verso la Terra. Tutta la Terra! Qualsiasi trasmissione vocale passava inevitabilmente per quella medesima portante principale. I grandi radiotelescopi di tracciamento sparsi per il mondo, inclusi i sofisticatissimi centri di ascolto del KGB sovietico in Crimea o le stazioni indipendenti (anche amatoriali), ascoltavano direttamente il segnale spaziale grezzo alla fonte, scavalcando qualsiasi interruttore di Houston. Se Armstrong avesse davvero sussurrato di astronavi aliene utilizzando la procedura medica, l'Unione Sovietica avrebbe intercettato la conversazione in tempo reale e l'avrebbe usata immediatamente per ridicolizzare o smascherare i degenerati capitalisti di fronte al mondo intero. Ma questo, guarda caso, non successe mai ...

La genesi di questa bufala ufologica deriva, come spesso accade, dalla distorsione maliziosa di un evento reale e perfettamente spiegabile, avvenuto durante il viaggio di andata translunare dell'Apollo 11. Mentre si trovavano a oltre trecentomila chilometri dalla Terra, l'equipaggio notò effettivamente un oggetto luminoso lontano che lampeggiava a intermittenza, fuori dal finestrino. Con il pragmatismo glaciale tipico dei piloti collaudatori, Armstrong e colleghi non gridarono ai dischi volanti, ma chiamarono il Centro di Controllo Missione di Houston per chiedere le coordinate esatte del terzo stadio del loro razzo Saturn V (lo stadio S-IVB), che viaggiava su una traiettoria limitrofa. Quando il Controllo Missione confermò che l'S-IVB si trovava a oltre 10.000 km di distanza e in tutt'altra direzione, gli astronauti capirono immediatamente cosa stavano osservando tramite una vaga osservazione dell'oggetto, tramite il telescopio della stazione di navigazione di bordo. Anche se non riuscirono a focalizzarlo correttamente per colpa dell'eccessiva distanza, capirono dalla forma rotante a "L", che si trattava molto probabilmente di uno dei quattro giganteschi pannelli adattatori (SLA panels) che originariamente racchiudevano il Modulo Lunare durante il lancio e che erano stati espulsi con apposite linee pirotecniche di separazione, durante la manovra di estrazione dell'intrepida astronave lunare. Quei pannelli di alluminio, viaggiando ormai alla deriva nel vuoto eccezionalmente trasparente dello spazio profondo, ruotavano caoticamente su se stessi riflettendo periodicamente la violenta luce solare e creando l'illusione ottica di una pulsazione luminosa. L'equipaggio decise deliberatamente di formulare la richiesta a Houston in modo asettico e tecnico, evitando accuratamente la parola "oggetto" per non fornire assist a giornalisti in cerca di sensazionalismi ufologici.

Negli anni successivi all'impresa, innumerevoli ciarlatani hanno tentato di mettere in bocca a Buzz Aldrin e Neil Armstrong confessioni fasulle su basi aliene e minacce extraterrestri, alterando vecchie interviste ad hoc o inventandole di sana pianta. Entrambi gli astronauti, per decenni e fino alla fine dei loro giorni, hanno smentito categoricamente, costantemente e con palpabile fastidio queste invenzioni. L'impresa dell'Apollo 11 fu un capolavoro assoluto di coraggio, di calcoli balistici e di ingegneria estrema, condotta in un ambiente sterile, magnificamente desolato e irrimediabilmente morto. Inquinare questo trionfo della razionalità scientifica con l'inserimento di presunte astronavi acquattate dietro ai crateri, non solo rappresenta una falsità storica acclarata dai dati telemetrici, ma è soprattutto un irrispettoso tentativo di rubare la scena alla più grande e autentica conquista umana di tutti i tempi!

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